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Pompe funebri Barbaiana

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Cimitero Allegro di Sapanta, Romania

Una risata vi seppellirà: il Cimitirul Vesel è sicuramente il luogo di sepoltura più bizzarro che vi possa mai capitare di incontrare.

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Non c’è spazio per la tristezza da queste parti: qui le tombe sono colorate e arricchite da decorazioni vivaci. Ma non è l’unica cosa a farci sorridere: le varie lapidi sono incise con epitaffi umoristici sulla morte dei loro proprietari. E accompagnate da immagini che ne rappresentano la loro vita, i loro hobby, le loro passioni e persino il momento della loro morte.

Il Cimitero Allegro di Sapalta è opera di uno scultore, Stan Ioan Patraş, che nel 1934 decise di intagliarsi la propria tomba nel legno. E lo spirito comico con cui lo fece lo ispirò talmente tanto da proseguire nell’opera con altre croci.sapantaa2

Il cimitero ha continuato a crescere con il suo umore positivo anche durante gli anni della guerra e del regime comunista. E tutt’oggi segue le orme del suo autore, ormai defunto, contando un totale di 800 tombe. Nonostante le apparenze, questo luogo è meno paradossale di quanto si possa pensare. La cultura rumena ha un atteggiamento molto ottimista nei confronti della morte: un retaggio degli antichi Daci, che credevano nell’immortalità dell’anima e nel passaggio a una vita migliore.

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frozen dead guy days

Stranezze ovvero come sconvolgere una cittadina!

Nel 1989, un cittadina norvegese di nome Trygve Bauge portò il cadavere di suo nonno, Bredo Morstøl, negli Stati Uniti .
Il corpo venne conservato in ghiaccio secco per il viaggio e conservato in azoto liquido in California, dal 1990 al 1993.
Nel 1993, Bredo venne rimesso nel ghiaccio secco e trasportato nella città di Nederland in Colorado dove Trygve e sua madre Aud crearono una struttura crionica:la propria abitazione!
A seguito di un’esecuzione di sfratto la particolare situazione venne a galla.
La storia fece scalpore tantè che la città aggiunse una nuova ampia disposizione al proprio Codice al fine di normare la “Tenuta dei corpi”, mettendo al bando la tenuta di “tutto o in parte della persona, del corpo o carcassa di un essere umano o animale o altre specie biologica che non è vivo su qualsiasi proprietà “.
Tuttavia, a causa della pubblicità che si era creata, l’amministrazione della città fece un’eccezione creando una clausola di salvaguardia che prevedeva la conservazione della salma di Trygve presso la Delta Tech, società ambientale locale.

Negli anni successivi venne anche costruito un nuovo capannone dove conservare criogenicamente il corpo ma la cosa più bizzarra è che dal 2002 a Nederland si è creata una manifestazione dal nome Frozen dead guy days per commemorare questa salma congelata.
La particolare festa avviene il primo fine settimana di marzo e prevede gare di bare e una parata a tema funerario.

Vi è poi la possibilità di un tour della Tuff Shed dove il nonno è ancora congelato ma soprattutto un “tuffo polare” per chi ha il coraggio di andare a nuotare in Colorado all’inizio di marzo (che in genere richiede rompendo il ghiaccio);
La più recente celebrazione si è tenuta 7-9 marzo 2014 e la prossima è prevista per dal 11 al 13 Marzo 2016.

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I riti funebri cinesi

La varietà dei riti funebri cinesi è vasta quasi quanto il territorio.

Le usanze cambiano da regione a regione e anche a seconda della religione (buddista, taoista, cristiana, ecc.). Tuttavia restano invariate e uguali per tutti alcune consuetudini legate all’antica tradizione e alla superstizione.

I cinesi danno molta importanza al rito funebre: lo spirito dei defunti, infatti, non muore con il corpo e un funerale mal organizzato è segno di cattiva sorte per la famiglia.

I riti funebri variano anche in base all’età, la causa di morte, la posizione sociale e lo stato civile del defunto. Per esempio, chi non è sposato e non ha figli che possono organizzarlo, non ha diritto al funerale ma viene seppellito solo dai parenti più stretti. Gli anziani sono i defunti tenuti in maggiore considerazione: molte famiglie s’indebitano per garantire una cerimonia adeguata. La portata della cerimonia è direttamente proporzionale alla ricchezza della famiglia: più è benestante, più soldi riceverà da parenti e amici, più sfarzoso sarà il funerale.
La cerimonia è molto lunga: dura in tutto 49 giorni, si prega ogni sette giorni, ma la prima settimana è la più importante. Oggi è raro che la durata sia così estesa e in ogni caso dipende dalla ricchezza della famiglia, il cui capo deve essere presente almeno durante la prima parte della cerimonia e al momento della sepoltura o della cremazione. Quest’ultima è stata introdotta in Cina nel 1956 perché il terreno per le sepolture iniziava a scarseggiare.

Al momento del decesso tutte le statue delle divinità presenti in casa vengono coperte con carta rossa per proteggerle dall’energia del morto. Anche gli specchi devono essere tolti: chi vede il riflesso nella bara, secondo la superstizione, subirà un lutto improvviso in famiglia.

La preparazione del corpo del defunto è molto accurata.I volti delle donne sono ben truccati, vengono sempre scelti il vestito e le scarpe migliori mentre il resto del guardaroba viene bruciato.

incenso

Una volta che la salma è stata preparata, viene adagiata sopra ad un tappetino: il telo blu ne copre il corpo, quello giallo il volto. Accanto alla testa viene sistemata una foto del defunto e accanto corone di fiori e regali, sempre in proporzione alla ricchezza del defunto e la loro posizione viene stabilita in base al rapporto tra defunto e donatore. Durante la veglia funebre vengono  deposti ai piedi del defunto, sopra un altare, incensi, candele e cibo che sarà “assorbito dall’anima”.

I cinesi considerano il pianto come un omaggio, un segno di benevolenza e di rispetto: in alcune occasioni vengono chiamate persone a piangere e offrire preghiere.

Esistono abiti specifici da indossare a seconda del grado di parentela: i colori autorizzati sono nero, marrone, blu e bianco. Infatti per i cinesi il rosso è il colore della felicità: i parenti non devono indossare alcun indumento di questo colore, né portare gioielli.

I membri della famiglia, inoltre, si avvicinano intorno al cofano funebre secondo il grado di parentela, inchinandosi più volte.
In segno di buon auspicio vengono bruciati idoli di carta e soldi, per assicurare al defunto una rendita anche nell’aldilà. Il defunto non deve essere mai lasciato solo: vengono organizzate veglie, durante le quali è consentito anche  giocare d’azzardo per restare svegli.

Secondo i cinesi il passaggio nell’aldilà è difficile e doloroso: per questo motivo il defunto viene sostenuto con preghiere e canti. Vi è anche  la presenza di un monaco (buddista o taoista) che dovrà recitare versetti tutta la notte per aiutare il defunto nel suo cammino. Quando l’intensità dei versetti aumenta, fino a diventare un lamento, è segno che l’anima ha lasciato il corpo: è vietato guardare la bara che sta per essere chiusa e i parenti devono allontanarsi perché la sfortuna non ricada su di loro. Esistono poi diversi riti per tenere lontani gli spiriti maligni: incollare sul feretro un foglio benedetto, far scoppiare fuochi d’artificio e lanciare aquiloni.
Il feretro viene quindi caricato sull’autofunebre che resta sul ciglio della strada per accogliere altre preghiere. Poi, lentamente, inizia a muoversi: il figlio maggiore è sempre seduto accanto alla bara, dietro di lui si sistema il resto della famiglia. Una volta giunti al cimitero, al momento della sepoltura, vale la stessa superstizione: non bisogna guardare il feretro mentre viene collocato sotto terra. I familiari gettano un pugnetto di terra nella fossa prima che sia coperto mentre il figlio maggiore ne raccoglie un po’, da conservare in una scatola di incenso tra le mura di casa, come simbolo e ricordo del proprio congiunto. I cinesi conservano con grande rispetto, in casa, le tavolette degli antenati: il nome del defunto andrà aggiunto obbligatoriamente alla lista.
Terminati i funerali, tutti i partecipanti devono bruciare i vestiti indossati durante la cerimonia per tenere lontana la sfortuna. Il periodo di lutto della famiglia può andare avanti fino a 100 giorni.
Dopo sette anni dalla sepoltura è possibile riesumare i corpi, per ripulire le ossa e sistemarle in urne da seppellire un’altra volta.

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Arbovitae: un cimitero per il terzo millennio?

Gira l’Italia un progetto, studiato da alcuni architetti paesaggisti, tutte donne (A3Paesaggio), che hanno voluto riflettere su come possa diventare il cimitero del terzo millennio. E’ un progetto rivoluzionario rispetto agli attuali luoghi dei morti, che costituisce anche una risposta alla diffusa povertà inventiva dell’architettura funeraria contemporanea.

Consuelo Fabriani e la sua équipe si sono innanzitutto chieste quali sono i bisogni degli individui quando si recano a far visita ai propri morti. E non hanno trascurato anche un secondo interrogativo: come mai molta gente rifiuta il cimitero come luogo e dichiara di preferire una memoria “del cuore e della mente”?

Il desiderio che è emerso da questa indagine è che il cimitero sia meno cementificato, più accogliente e più verde: un luogo dove sia possibile sostare in meditazione o anche solo passare un po’ di tempo nella natura e vicino a chi abbiamo perduto, magari condividendo l’esperienza con altri.

Arborvitae introduce una nuova cultura del cimitero e delle pratiche legate alla morte prevedendo, dopo la cremazione, l’interramento delle ceneri in un’apposita urna biodegradabile e la rinascita del corpo in un albero, affidando così al paesaggio il senso di immortalità.

E’ un cimitero-paesaggio in cui l’architettura funeraria cede il posto agli alberi dando vita ad un vero e proprio bosco urbano, spazio vitale per i cittadini, luogo di memoria e di rispetto capace di annullare la distanza tra il mondo dei morti e quello dei vivi.

In questo modo, qualcosa che si pensava fosse destinata a rimanere immobile, continua a vivere e mutare nel tempo.

Le progettiste hanno realizzato un video estremamente grazioso per spiegare la loro idea. Ecco il link, non perdetevelo https://www.youtube.com/watch?v=_69LVlsi8ms&feature=youtu.be.

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PRESENTATO A MILANO UN PROGETTO DELLA FONDAZIONE MEMORIES

IL GIARDINO DEL RICORDO

Costituita all’inizio del 2014 con l’obiettivo di offrire alla collettività la possibilità di conservare insieme, e per sempre, le ceneri e la memoria dei defunti in un luogo bello, vigilato e piacevole da frequentare, la Fondazione Memories ha presentato a Milano, giovedì 4 dicembre 2014, un progetto decisamente innovativo e di qualità, “Il Giardino del Ricordo”.

Punto di partenza è stato la constatazione dei cambiamenti in atto dei costumi funerari: secondo una rilevazione della Provincia di Milano, nel capoluogo lombardo per più del 64% dei defunti viene scelta la pratica della cremazione con la conseguente necessità, per coloro i quali non optano per la dispersione o per l’affido familiare, di trovare soluzioni sicure, eleganti ed efficienti per la conservazione delle ceneri. Da qui l’idea di dar vita, anche con il contributo delle più moderne tecnologie, ad una struttura che fosse un luogo della memoria e del ricordo nel quale custodire, oltre alle urne cinerarie, anche testimonianze della vita dei defunti per lasciare agli amici, ai parenti e alle generazioni future la possibilità di conoscere la storia delle persone scomparse.
Prima di avviare definitivamente la pianificazione dell’opera, Fondazione Memories ha ritenuto opportuno avviare una indagine, attraverso un focus group e interviste telefoniche, su un campione significativo di cittadini per saggiare l’interesse per la proposta e per raccogliere indicazioni su quali fossero le caratteristiche ritenute ideali. Dal sondaggio sono emersi gli elementi che gli architetti Luisa Collina e Massimo Antinarelli, docenti del Politecnico di Milano, hanno tenuto in gran conto nella elaborazione del progetto: un luogo accogliente, colorato, illuminato, immerso nel verde e sempre aperto, privo di tombe monumentali pretenziose, opprimenti e angosciose, ricco di alberi piuttosto che di lapidi o di tombe, con una uniformità estetica basata sulla semplicità e sulla sobrietà e con strumenti tecnologici utili alla salvaguardia del ricordo. Uno spazio di incontro tra i vivi e i morti, in una atmosfera serena e non lugubre, che permetta anche di riunire le urne dei componenti di una stessa famiglia.

Nucleo centrale dell’opera sarà la cripta, luogo ipogeo dove conservare le ceneri: può contenere circa 100.000 “celle familiari”, affiancate su più file e con corridoi di ampio respiro, ciascuna delle quali potrà ospitare fino a otto urne per consentire il raggruppamento delle famiglie o di linee parentali raccogliendo i resti anche a seguito di esumazioni. Un’area della memoria, formata da un giardino coperto, alloggerà i lasciti (documenti, fotografie, filmati o altro) che i defunti o le loro famiglie vorranno rendere disponibili, su supporto elettronico, anche alla consultazione pubblica qualora di interesse culturale. Un giardino attrezzato, oggetto di costante manutenzione e di vigilanza, potrà essere sede di cerimonie e di iniziative culturali in memoria dei defunti.

Il Giardino del Ricordo sorgerà a Milano Nord, all’interno di un’area verde di oltre 45.000 metri quadrati. Il suo completamento è previsto per il tardo autunno del 2015, ma già dai primi mesi del nuovo anno sarà possibile prenotare gli spazi la cui commercializzazione è affidata ad una società, la Arcadia srl, che si avvarrà della collaborazione degli operatori del settore che, per capillarità sul territorio, per fiducia dell’utenza e per rapidità di risultati, sono ritenuti i partner migliori per promuovere il progetto. Una volta esaurita la propria funzione (nell’arco ipotizzato di cinque anni), Arcadia trasferirà ad un trust i proventi finanziari di tutte le risorse disponibili per garantire la manutenzione e la conservazione perpetua del sito.
E i costi? Con una donazione di 1.400 euro alla Fondazione Memories si acquisisce il diritto ad acquistare (per 4.200 euro oltre iva) la proprietà perenne di un modulo nel quale conservare fino a otto urne cinerarie e il servizio di digitalizzazione delle memorie dei defunti.

articolo tratto da OLTREMAGAZINE – Carmelo Pezzino