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Archeologia: scoperte in Francia sepolture romane di neonati e feti

di Louise Alméras | Ago 30, 2019

Dopo sei anni di scavi, sono state scoperte a Nîmes sepolture di neonati e di feti. Secondo l’équipe di ricercatori, il ritrovamento permette di dare torto a quanto sostengono l’assenza di riti funebri ai bambini nella Roma Antica.

Per sei anni un’équipe di archeologi e di ricercatori si è data da fare attorno ai reperti romani della città di Nîmes. Ne valeva la pena. Non soltanto per le scoperte emerse dagli scavi, ma anche per quanto si evince dei costumi romani. In effetti, alcuni testi pervenutici dicono che i bambini non beneficiavano di riti funebri. Sembra che la realtà presentasse qualche sfumatura.

Quest’antica necropoli è stata attiva tra il I e il II secolo d.C. e si situa ad ovest della città, nota per la sua arena (al punto da essere detta “la Verona di Francia”). Tra le decine di sepolture ritrovate si conta «una cinquantina di tombe di bebè di meno di sei mesi, nonché di feti», precisa Richard Pellé, responsabile degli scavi. E aggiunge che «le ossa di bambini sono state ritrovate in scrigni di pietra o in anfore, dettaglio che indica la cura accordata dai genitori a quei resti mortali».

Il responsabile dell’operazione spiega anche che si può osservare come, in un’epoca in cui la mortalità infantile era assai elevata, i genitori accordavano una grande cura alle tombe dei propri figli anche se il bambino non aveva alcuno statuto giuridico, alcuna esistenza ufficiale nella società romana prima dell’età di tre anni.

Più curioso ancora è il fatto che la medesima attenzione sia accordata ai feti, il che è indizio del rispetto della vita fin dal momento del concepimento. Il sindaco di Nîmes riflette attualmente sull’avvenire del sito e sulle sistemazioni futuribili.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

 

articolo tratto da aleteia.org

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COS’È CAPSULA MUNDI

Capsula Mundi è una proposta culturale, un progetto ampio, che propone un diverso approccio al tema della morte. È un contenitore dalla forma arcaica e perfetta, quella dell’uovo, realizzato con un materiale biodegradabile, nel quale viene posto il corpo del defunto in posizione fetale o le ceneri. La Capsula è messa a dimora come un seme nella terra. Sopra di essa viene piantato un albero, scelto in vita dal defunto, che verrà curato da familiari e amici, come un’eredità per i posteri e per il futuro del pianeta. Il cimitero assumerà dunque un nuovo aspetto, non più grigie lapidi di pietra ma alberi vivi a formare un bosco.

COME È NATO IL PROGETTO
Il progetto Capsula Mundi nasce da una riflessione sul ruolo del design. In una cultura distante dalla natura e sovraccarica di oggetti per ogni esigenza della vita, la morte è spesso vissuta come un tabù.
Noi pensiamo che questo passaggio inevitabile, così denso di significati, non sia la fine ma l’inizio del percorso di ricongiunzione alla natura.
Partendo da queste considerazioni, abbiamo deciso di ridisegnare la bara (un oggetto pressoché dimenticato dal mondo del design), utilizzando materiali ecologici e riferendoci a dei simboli di vita, laici e universali, quali l’uovo, la posizione fetale e l’albero.

UN MESSAGGIO UNIVERSALE
Il ciclo biologico di trasformazioni è uguali per tutti gli esseri viventi; per l’uomo è il momento di verifica del suo essere parte integrante della natura. Capsula Mundi vuole sottolineare questo valore universale che non va ad interferire con le tradizioni culturali e religiose di ognuno di noi. Semplicemente un albero, simbolo di unione tra cielo e terra, segnerà il luogo della memoria della persona scomparsa. Albero dopo albero, il cimitero diventerà un bosco, un luogo libero da segni e da architetture commemorative. Un posto in cui andare a passeggiare o portare i bambini a riconoscere le diverse essenze. Un bosco custodito e protetto dalla collettività: un bosco sacro.Capsula Mundi

L’URNA CAPSULA MUNDI
L’urna Capsula Mundi è ora disponibile sul nostro e-commerce e può essere consegnata in tutto il mondo.
Capsula Mundi è un’urna biodegradabile. Le ceneri vengono inserite attraverso un’apertura, chiusa poi con un tappo a cono. Dopo aver interrato l’urna, viene piantato sopra un albero, scelto in vita dal defunto, nel rispetto dell’ecosistema locale.

A CHE PUNTO SIAMO
Al momento Capsula Mundi per il corpo è ancora in una fase di start-up. Le sepolture verdi sono permesse in molti paesi ma non ovunque. In Italia ad esempio l’attuale normativa cimiteriale (che si riconduce al “Regio Decreto” del 1934!) non consente le inumazioni “verdi” come Capsula Mundi ma solo la dispersione delle ceneri. I “cimiteri verdi” sono invece diffusi da tempo nei paesi di cultura anglosassone. Dal 2003, anno di presentazione del progetto al Salone del Mobile di Milano, abbiamo portato avanti un lavoro di sensibilizzazione, convinti che per arrivare a cambiare le leggi occorra prima un cambiamento culturale.

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Si può morire davvero dopo aver deciso di “lasciarsi andare” (lo dice uno studio)

Esistono 5 campanelli d’allarme per riconoscere chi ha rinunciato del tutto alla vita ed è in pericolo

by Huffington Post

Si può morire davvero dopo essersi lasciati andare, essersi arresi. È questa la conclusione a cui è giunto il dottor John Leach, della Portsmouth University, con il suo studio pubblicato sulla rivista “Medical Hypotheses”: a quanto pare, le persone che decidono di non voler avere più niente a che fare con la vita, possono spegnersi nell’arco di pochi giorni, alcune volte soltanto tre. Ci sono, però, dei campanelli d’allarme, da non sottovalutare, che si accendono quando una persona decide di lasciarsi andare alla morte: basta solo riconoscerli.

“Non si tratta di suicidio, non si tratta di depressione, ma dell’atto di arrendersi, di rinunciare alla vita, il quale sfocia nel decesso nell’arco di giorni”, spiega Leach. Questo tipo di morte viene chiamato “morte psicogena” ed è, secondo il professore, una vera e propria malattia. Stando a quanto osservato da Leach e dal suo team, la condizione si presenta frequentemente a seguito di un evento traumatico: la persona in questione decide che è arrivato il momento di lasciarsi andare. E la morte spesso “l’asseconda”. Ecco spiegato, dunque, il motivo per cui chi perde il proprio compagno, molte volte segue lo stesso destino.

Il fenomeno era conosciuto già ai tempi della guerra di Corea: i prigionieri smettevano volontariamente di parlare e di mangiare e morivano nell’arco di pochi giorni. Si sentivano sconfitti dalla vita. Proprio quando si prova questa sensazione di sconfitta e di voglia di abbandonarsi, si verifica anche, secondo il professore, un cambiamento dell’attività in una regione del cervello che ci motiva a prenderci cura di noi stessi.

“I traumi possono danneggiare l’attività della cosiddetta ‘corteccia cingolata anteriore’ (quella parte del cervello che funziona per gli esseri umani da ‘sistema di allarme’ silenzioso, ovvero elabora pericoli e problemi, ndr). La motivazione è essenziale per gestire la vita quotidiana e se questa regione si blocca, spesso l’apatia è inevitabile”, spiega il dottor Leach.
Ma il processo è reversibile? Una persona che decide di lasciarsi andare, può anche decidere di tornare indietro e salvarsi? Per il professore, è possibile. Bisogna solo trovare un nuovo senso alla propria vita e ristabilire il controllo di quest’ultima: in poche parole, leccarsi le ferite e andare avanti.

Ci sono, però, dei segnali, anzi delle vere e proprie fasi, che non dovrebbero sfuggire a chi vive accanto ad una persona che ha subito un trauma e che potrebbero essere la spia della decisione di quest’ultima di arrendersi:
1. Rinuncia alla vita sociale
Spesso chi ha subito un trauma tende ad evitare il contatto con gli altri. Fa fatica ad esternare le proprie emozioni e diventa, in un certo senso, insensibile alle emozioni altrui. La fase può essere momentanea, ma se si protrae troppo a lungo può essere il segnale della perdita di entusiasmo e di interesse in generale per la vita.

2. Apatia
Le persone che decidono di “lasciarsi andare” perdono interesse per tutto: non hanno più voglia di prendersi cura di se stesse e spesso faticano anche a farsi una doccia.

3. Abulia
L’apatia può portare all’abulia, ovvero all’inerzia e all’incapacità di prendere decisioni o iniziative. In questa fase, l’individuo può continuare a prendersi cura degli altri (ad esempio, dei bambini), ma smette di curare se stesso. Può sentire di avere la mente vuota e faticare anche a parlare.

4. Acinesia
Si tratta di un deficit nell’avvio della sequenza motoria: si ha quando la persona in questione fatica a muoversi, diventa incontinente o non pulisce più la casa. Può diventare quasi insensibile al dolore, sempre perché non ha alcun motivo che la spinge a mettersi in salvo, a curarsi di se stessa.

5. Morte psicogena
È l’ultima fase, che può verificarsi dopo quelle precedenti. E consiste nel perdere qualsiasi tipo di voglia di vivere o di attaccamento alla vita. Si possono fare anche dei gesti totalmente contro la propria salute. Come racconta il dottor Leach, nei campi di concentramento gli individui che “volevano morire” si riconoscevano perché barattavano cibo in cambio di sigarette: “Quando un prigioniero prendeva una sigaretta e l’accendeva, i suoi compagni sapevano che si era del tutto lasciato andare, che aveva perso la speranza e che presto sarebbe morto”.

 

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Dopo un oblio di 35 anni i caduti argentini alle Falkland hanno un nome e una tomba.

di Paolo Manzo

 

Dopo un oblio di 35 anni i caduti argentini alle Falkland hanno un nome e una tomba. Le madri dei soldati morti ringraziano «il nemico» inglese, che ha identificato i corpi e li ha sepolti con tutti gli onori.
«Sono grata soprattutto al nemico (l’Inghilterra, nda) che ha conservato i resti mortali di mio figlio con tanto rispetto». Dopo 35 anni di convivenza forzata con parole come «desaparecidos» e «NN», ha finalmente una tomba su cui piangere María del Carmen Penón, una delle 649 Madres de Malvinas. Suo figlio Elbio Eduardo Araujo è infatti uno degli 88 argentini identificati pochi giorni fa grazie ai campioni di Dna raccolti dalla Croce Rossa Internazionale nel cimitero inglese di Darwin, alle Falkland/Malvinas, dove nel 1983 gli inglesi seppellirono «con ogni onore 237 giovani soldati nemici». Un’operazione di riscatto della memoria resa possibile dall’accordo siglato lo scorso anno da Argentina e Regno Unito e voluto espressamente dal presidente Mauricio Macri, che ha recuperato con Londra relazioni più civili dopo le tensioni dell’era kirchnerista.

Per gli argentini le Malvinas sono un simbolo profondo associato all’idea che hanno di patria, un po’ come i monasteri del Kosovo per i serbi o la Crimea per i russi. Tutti a Buenos Aires le rivendicano a parole c’è persino una legge, in realtà in gran parte disattesa, che obbliga i bus di trasporto pubblico a portare sulle fiancate la scritta «las Malvinas son argentinas» ma, almeno sino a pochi mesi fa, nessun governo aveva fatto qualcosa di concreto per aiutare le famiglie dei 649 caduti nella guerra contro l’Inghilterra. Men che meno per dare qualche risposta alle madri che persero nel gelo della Patagonia i loro figli, mandati allo sbaraglio dal presidente Leopoldo Galtieri il quale – era il 2 aprile 1982 – diede l’ordine di occupare manu militari le britanniche Falkland.

Una follia, visto il potere di reazione di Londra, ma cosa meglio di un nemico esterno per far dimenticare al pueblo i disastri di una dittatura – non solo sul fronte diritti umani ma anche economici – sempre più difficili da occultare? Peccato che Galtieri e suoi consiglieri bevessero troppo e, dunque, sbagliarono ogni analisi. Contrariamente a quanto da loro previsto, infatti, il Cile di Pinochet non appoggiò l’occupazione argentina delle Malvinas ma, anzi, ne approfittò per occupare alcuni territori andini contesi a Buenos Aires, gli Stati Uniti di Reagan non tentarono nemmeno di placare la reazione di Londra anche perché l’Urss – alleata sul fronte cerealicolo alla dittatura di Galtieri – non batté ciglio. Fu così che dopo un paio di settimane d’incredula incertezza seguiti dai necessari preparativi logistici, Margaret Thatcher liquidò con la forza in appena due mesi appena il caso Falkland, risultando più decisiva nel far cadere la dittatura sudamericana di mille «controffensive montonere/guerrigliere».

Anche grazie alla risposta militare della Lady di Ferro la democrazia in Argentina tornò già pochi mesi dopo, nel 1983 ma, si sa, ci sono battaglie epiche che vengono ricordate con orgoglio perché sinonimo di guerre vittoriose basti pensare al D Day altre che invece giacciono nel limbo. O perché chi dovrebbe ricordarle le ha perse o perché, anche a distanza di molto tempo, non esiste quella memoria condivisa per un ricordo catartico unificante e, dunque, meglio far finta di nulla. È il caso della guerra delle Malvinas o, come le chiamano gli inglesi, le Falkland, l’arcipelago patagonico che Buenos Aires rivendica da quando, nel 1833, la Marina britannica lo occupò. Una guerra inevitabilmente associata alla dittatura e, dunque, da dimenticare, vittime innocenti mandate al macello comprese.

Per questo le Madres de Malvinas sono state dimenticate per 35 anni, a differenza di quelle di Plaza de Mayo, pur essendo vittime come loro dell’ultima folle dittatura militare che sconvolse il Paese tra il 1976 e il 1983. Le prime persero i loro figli mandati praticamente al macello – senza cibo, né indumenti adatti al gelo patagonico e per giunta maltrattati da vertici militari incompetenti – contro la superpotenza inglese. Quelle di Plaza de Mayo persero i loro figli perché assassinati direttamente dal regime di Videla, Galtieri & co.

La gratitudine «verso il nemico inglese» di María si giustifica non solo per l’oblio sofferto in Argentina ma anche per la profanazione del busto del figlio Elbio Eduardo, che lei stessa ha trovato ricoperto di scritte irripetibili qualche giorno fa, nella città natale di entrambi, Colón. «Per questo ci tiene a dirlo anche ora che so qual è il corpo di mio figlio, non lo farò trasferire qui a Colón ma andrò a portare i fiori sulla sua tomba nel cimitero di Darwin, dove il nemico lo cura sicuramente meglio».

E, paradossalmente, è sempre un «nemico inglese» ad avere reso possibile il riconoscimento degli 88 militi ignoti argentini, ovvero il capitano inglese Geoffrey Cardozo. A spiegarlo è il reduce delle Malvinas Julio Aro, della Fondazione «No me olvides» (Non dimenticarti di me), da decenni in prima linea per dare un nome ai soldati argentini morti alle Malvinas.

«Gran parte del merito è di Geoffrey perché è stato lui a riesumare i corpi che noi avevamo sepolto dove capitava in quegli ultimi convulsi giorni di guerra spiega Julio poi li ha messi in una sacca mortuaria, li ha numerati in base al luogo di ritrovamento e li ha seppelliti tutti alla stessa profondità, ciascuno nella sua cassa, nel cimitero di Darwin, con un rispetto incredibile e tutti gli onori». Un «lavoro meraviglioso – continua commosso Julio e ci ha passato tutte le informazioni, consentendoci finalmente di sostituire la scritta soldato argentino solo conosciuto da Dio con il vero nome dei nostri compagni morti alle Malvinas».

 

articolo di PAOLO MANZO tratto da IL GIORNALE 

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CIMITERI DI LONDRA, I MAGNIFICI SETTE: ABNEY PARK, NUNHEAD, BROMPTON E TOWER HAMLETS

Viaggio tra i “Magnifici Sette” (parte seconda)

 

Tra i Magnifici Sette, i cimiteri giardino di Londra, oltre ai già menzionati Kensal Green, West Norwood e Highgate, rientrano anche altri quattro cimiteri:

Abney Park
Anno di fondazione: 1840
Indirizzo: Abney Park Cemetery, Stoke Newington High Street, London N16 0LH
Come arrivarci: Victoria line fino a Finsbury Park (metropolitana)e poi bus 106 che ferma circa 20 metri prima dell’entrata principale

Non si capita in questo cimitero per caso poiché il quartiere di Stoke Newington, al di fuori da qualsiasi rotta turistica, è difficile da raggiungere a causa dei numerosi cambi di mezzo che presumono una conoscenza della lingua e della città non indifferente, che tuttavia vale assolutamente l’ora e mezza di viaggio che lo separa dal centro.

Credits kotomi-jewelry – Flickr

L’atmosfera che regna in questo cimitero dona al luogo un fascino tutto particolare. Ultima residenza dei “non conformisti”(cioè di tutti coloro al di fuori della fede anglicana o di nessuna fede), questo cimitero ha la particolarità di essere un enorme giardino botanico con gli alberi che corrono tutto intorno ai muri di cinta piantati in ordine alfabetico (più di 2,500 specie diverse, un record a tutt’oggi ineguagliato).
Senza settori che delimitano la sepoltura tra una confessione e l’altra, le tombe non hanno tutto sommato un grande interesse architettonico, ma si susseguono in fusione perfetta con la natura circostante (spesso anche in senso fisico) rendendo il panorama assolutamente unico e capace di rapire il visitatore. Colpisce il luogo dedicato alla sepoltura dei nullatenenti, ricavato in modesti spazi di lato ad uno dei viali principali, che venivano interrati in piedi a spese della città di Londra.

Credits duncan – Flickr

Chiuso agli inizi degli anni ’70 ma riportato faticosamente ai suoi fasti dall’Abney Park Cemetery Trust, oggi è un luogo provvisto di un centro per i visitatori e piccoli laboratori per gli studenti, dove ci si incontra per una lettura di poesie o per escursioni floro-faunistiche e non solamente per visitare i propri cari.
Illustre residente (sconosciuto forse al pubblico Italiano) è William Booth, fondatore dell’”Esercito della Salvezza”, organizzazione umanitaria di ispirazione cristiana).
Degna di nota la Cappella Gotica ormai in rovina Facente parte di uno dei progetti di restauro perseguiti dai volontari) portata alla ribalta da Amy Winehouse che ha voluto girare il video della famosa “Back to Black” tra i viali di Abney Park.
Sono disponibili tour anche individuali, guidati dall’ineguagliabile John, uno dei volontari, chiamando lo 020 7275 7557 o scrivendo un’email

Nunhead
Anno di fondazione: 1840
Indirizzo: Linden Grove, London E15 3LP
Come arrivarci: Northern Line fino a Brockley Hill (metropolitana), bus 78, 343 o 484, Nunhead Train Station (treno)

Credits kotomi_ – Flickr

Questo cimitero è considerato il secondo per estensione tra i cimiteri-giardino ed oggi assolve bene alla sua vocazione, essendo mete di artisti e fotografi e amanti della natura in generale: i monumenti funerari sono interessanti ma ben al disotto del livello artistico raggiunto a Highgate o Kensal Green. Bellissima tuttavia la fitta rete di catacombe ripulite nel 2000, che sfortunatamente si possono visitare solo un paio di volte l’anno.

Credits destinysagent – Flickr

Oggi si presenta come un’oasi tranquilla in una zona residenziale a sud di Londra, dove monumenti tombali ed una cappella rigorosamente in stile gotico si alternano ad un bosco rigoglioso di arbusti ed alberi. Più di 400 tra artisti famosi, esploratori e personalità di spicco dell’epoca Vittoriana riposano in questo cimitero, oltre a numerosissimi caduti di famose battaglie quale la Battaglia di Trafalgar o quella di Waterloo. Come per gli altri cimiteri, l’associazione “Friends of Nunhead Cemetery” gestisce l’oasi naturalistica che ospita ben 16 specie di farfalle, fauna locale tra cui 12 specie diverse di uccelli e si occupa della manutenzione del cimitero.

Brompton
Anno di fondazione: 1840
Indirizzo: Fulham Road, Fulham, London SW10 9UG
Come arrivarci: District Line fino a West Brompton (metropolitana) oppure bus 74, 190 o C1 per l’entrata di Old Brompton Road

E’ un cimitero nascosto alla vista e tuttavia uno dei cimiteri più suggestivi che ho mai visitato, poiché luogo di raduno di stormi di corvi reali che sonnecchiano tra le lapidi e le croci conferendo all’ambiente un’atmosfera da racconto gotico. Arrivando lungo la Old Brompton Road, lungo il muro di cinta, non ci si può immaginare tutta la magnificenza che poi inonda la nostra visuale una volta entrati dal grande portone, tra lapidi accatastate in mezzo all’erba rigogliosa mezzo sepolte dal muschio, mausolei incrostati d’edera che si accatastano ai lati del grande viale che percorre il cimitero da un lato all’altro addentrandosi sempre di più in una selva di angeli di ogni foggia e posizione. Sorprende di trovare tra i viali secondari persone impegnate in un picnic, genitori che portano i figli in bicicletta, persone che fanno jogging con il proprio cane e, non ultimo, grassocci piccoli scoiattoli senza paura che vengono a rivendicare qualche biscotto.

Credits Mark Colliton – Flickr

Brompton ha ispirato vari film, di cui il più recente e famoso è senza dubbio Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. (2009), ma anche La promessa dell’assassino di David Cronenberg con Viggo Mortensen, Brivido di sangue (del 1998 con Jude Law), o l’esilarante Johnny English con Rowan Atkinson.

Credits Andy Sedg – Flickr

Tower Hamlets
Anno di fondazione: 1841
Indirizzo: Southern Grove, London E3 4PX
Come arrivarci: Central, Distroct o Hammersmith&City line fino a Mile End

Ho desiderato fortemente di visitare questo cimitero che al tempo della sua fondazione era circondato dalla campagna e da fattorie che producevano principalmente latte destinato al consumo della Londra bene. I monumenti funerari qui non hanno particolare rilevanza artistica, ma Tower Hamlets è l’unico cimitero in cui esistano lapidi scritte in “cockney” (il dialetto parlato dal proletariato residente soprattutto nella zona Est della Città), l’unico che possa vantare lotti di sepoltura con ben 13 differenti strati di interramento (risalenti ai tempi della sovrappopolazione) con una densità di anche 3000 corpi per dieci metri quadrati.

Credits gbshots – Flickr

Il cimitero ha una particolarità ovvero, pur essendo suddiviso in lotti quadrangolari, il numero delle sepolture non è progressivo e, pur esistendo delle mappe del cimitero, queste non riportano i numeri delle singole sepolture rendendo praticamente impossibile rintracciarne una senza il numero di lotto. Altro fatto singolare, esistono sepolture “comuni” di persone, molto spesso non imparentate tra loro, sepolte nella stessa tomba: erano coloro in grado di affrontare il prezzo di un funerale ma non quello di un lotto di terreno privato e per questo interrati nello spazio comunale. Esiste una parte consacrata del cimitero, riservata agli anglicani, ed una non consacrata per i non-conformisti o i membri di altre fedi.
La manutenzione del parco e delle tombe è compito dei “Friends of Tower Hamlets Cemetery” che, dallo Sloan Centre situato proprio a lato dell’entrata principale, organizzano anche visite guidate per turisti o scolaresche.

articolo tratto da: www.diarioinviaggio.it

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CIMITERI DI LONDRA, I MAGNIFICI SETTE: KENSAL GREEN, WEST NORWOOD E HIGHGATE

Visitare Londra è sempre un’emozione e forse non tutti sanno che esistono tesori architettonici al di fuori delle comuni rotte turistiche, apprezzati da un numero sempre crescente di estimatori: i suoi cimiteri!
La capitale inglese, che vanta nella zona metropolitana ben 100 cimiteri maggiori a tutt’oggi tracciabili ed una miriade di luoghi minori, nel XIX° secolo si ritrovò a fare i conti con la massiccia urbanizzazione dovuta alla rivoluzione industriale ed il suo sottoprodotto, ovvero i decessi, che intorno al 1850 potevano arrivare anche a oltre 150 al giorno.
Poiché gli angusti spazi parrocchiali che erano serviti allo scopo non erano più utilizzabili, nel 1832 il Parlamento votò una legge che incoraggiava la costruzione di aree di sepoltura, gestite da privati e totalmente indipendenti dalle chiese, al di fuori dell’area cittadina.
Nei 10 anni successivi vennero costruiti tra gli altri i cimiteri conosciuti come i “Cimiteri Giardino” o i “Magnifici Sette” che oggi vengono gradualmente riscoperti e valorizzati, dopo anni di decadenza ed oblio. Ultima residenza terrena di nobili, notabili, scrittori, attori, esploratori, uomini d’armi, medici, riformisti, politici e gente comune, ognuno di questi vale una visita, poiché non si può dire di conoscere un popolo e la sua cultura finché non se ne conoscono le tradizioni funebri.

Viaggio tra i “Magnifici Sette” di Londra (parte prima)

Kensal Green

Anno di fondazione: 1832
Indirizzo: Harrow Road, London 10 4RA
Come arrivarci: Bakerloo Line fino a Kensal Green o Circle,Hammersmith&City line fino a Ladbroke Grove (metropolitan)

E’ senza dubbio il più rappresentativo del movimento cimiteriale inglese (tutt’ora in funzione), non solo per essere stato il primo in ordine di fondazione, ma soprattutto per l’originalità degli edifici e dei mausolei in esso contenuti, tre dei quali di regale memoria.


Credits zongo – Flickr

Costruito in parte sul modello parigino di Père Lachaise e destinato a divenire un museo a cielo aperto una volta terminato lo spazio disponibile per gli interramenti, il panorama offre cappelle in austero revival greco che si alternano a mausolei anglicani in stile dorico, a torri gotiche, capricci egiziani accompagnati da imponenti obelischi, effigi rinascimentali e tutto un insieme di stili più difficilmente etichettabili.


Credits duncanh1 – Flickr

Esteso per 72 acri di giardini magnifici, il cimitero è anche una riserva speciale di flora e fauna selvatica urbana (ben 33 specie di animali vivono al suo interno). Degna di nota è anche l’estesa rete di catacombe che ha visto restaurato di recente l’originale ascensore idraulico per la movimentazione delle bare.
Molti dei monumenti in esso contenuti sono inclusi nello “Statutory List of Buildings of Special Architectural or Historic Interest” una sorta di archivio nazionale dei tesori architettonici nazionali come monumenti di I° e II° categoria, cioè di elevato interesse.West Norwood
Anno di fondazione: 1837
Indirizzo: Norwood Road West Norwood London SE27 9JU
Come arrivarci: West Norwood Railway Station (treno), oppure gli autobus 2, 68, 196, 315, 322, 432, 468 che hanno fermate nelle vicinanze

Credits uncoolbob – Flickr

A dispetto degli anni di scarsa manutenzione, i bombardamenti che l’hanno seriamente danneggiato durante la seconda guerra mondiale e le successive demolizioni e ricostruzioni Norwood è sicuramente unico nel suo genere, completamente disegnato e progettato sulla scia del revival gotico tanto caro al Vittorianesimo e secondo in bellezza e fascino solamente ad Highgate nel raggiungimento di questo ideale. Ciò nonostante, rimane uno dei cimiteri monumentali meno conosciuti e meno frequentati.


Credits kotomi-jewelry – Flickr

Due delle cappelle principali sono andate perdute ma la collina conserva ancora un intricato reticolo di catacombe, purtroppo chiuse al pubblico a causa del terribile stato di conservazione, dotate anche queste di ascensore idraulico per la migliore movimentazione delle bare. E’ possibile visitare il cimitero anche tramite visite guidate curate dai “Friends of West Norwood Cemetery”.

Highgate

Anno di fondazione: 1839
Indirizzo: Swain’s Lane, Highgate
Come arrivarci: Northern Line fino ad Archway (non Highgate!! – metropolitana), poi due fermate con i bus 210,143, o 271 fino a Waterlow Park da attraversare completamente fino a giungere a Swain’s

Suddiviso in zona Est ed Ovest (separati in superficie da Swain’s Lane ma uniti sottoterra da una rete infinita di cunicoli), è forse il cimitero più affascinante di tutta l’area londinese, pur non essendo né il più antico né il più grande resta senza dubbio però il più visitato.
L’ala Est (ancora in funzione) è visitabile singolarmente pagando un modesto contributo (circa 3 sterline), mentre l’ala Ovest (chiusa alle sepolture dal 1975) è visitabile solo con visita guidata a causa delle numerose gallerie, cunicoli e catacombe che percorrono tutta la collina su cui sorge, con le quali possono rivaleggiare, per bellezza ed estensione, solamente quelle di Kensal Green e Norwood.


Credits kreestal – Flickr

Un gruppo di volontari (Friends of Highgate Cemetery) dal 1975 si è assunto l’impegno di riportare il cimitero allo splendore originale occupandosi dei giri turistici, della manutenzione ordinaria e della preservazione e conservazione delle opere d’arte ivi contenute.
Oggi il cimitero è anche una una riserva naturale di grande bellezza che accoglie 270 specie di animali, tra cui una ventina di specie di uccelli e persino volpi.
In nessun altro luogo lo spirito gotico tanto in voga durante il periodo vittoriano brilla della sua luce sinistra e magnifica come nella “Egyptian Avenue” a cui si accede dopo aver percorso un tratto in collina costeggiato da una fittissima vegetazione che lascia filtrare solo qualche raggio di luce anche nelle giornate più soleggiate. L’Egyptian Avenue conduce poi al cosiddetto Lebanon Circle (o Colombarium) in cui i loculi disposti a forma circolare, ancora in stile egizio, sono sormontati da un vecchissimo cedro del Libano preesistente al cimitero. Salendo ancora si raggiunge la Terrace, una grande terrazza innalzata sopra alcune catacombe gotiche che era il principale luogo di attrazione per i visitatori vittoriani per la meravigliosa vista sulla città che offriva.


Credits belowred – Flickr

Oltre al gotico i monumenti funerari giostrano tra vari stili celebrando in maniera monumentale una poliedrica comunità di defunti con tombe sempre e comunque originali che richiamano i mestieri o le occupazioni dei proprietari ed un sorprendente numero di statue che riproducono animali a grandezza naturale. Sicuramente il residente più famoso è Karl Marx, che si trova nel settore orientale e pochi sanno che anche l’ex spia del KGB Alexander Litvinenko riposa nell’ala ovest dal 2006 proprio perché chiusa al pubblico. Tra gli altri, riposano a Highgate George Eliot ed Elizabeth Siddal, scrittrice, sfortunata moglie e musa del pittore Preraffaelita dante Gabriele Rossetti, ma la sua tomba non è inclusa nel tour guidato trovandosi in una zona impervia: è stata per me una grande emozione poterla visitare, in quanto io stessa orgogliosa “Friend of Highate Cemetery”.


Credits deptfordjon – Flickr

Recente e famoso residente dal 2010 è Malcom McLaren, manager dei leggendari Sex Pistol.
Il monumento funerario a di Karl Marx, il viale egiziano e il colombario sono stati inscritti dall’English Heritage nel registro dei monumenti di 1° grado.
Nella sezione Ovest (esattamente nel cerchio del Libano) sono state girate scene tratte dai film “Dorian Gray” (film di Oliver Parker del 2009): tale sezione è ben nota per il suo occulto passato, essendo anche il sito della leggenda del vampiro di Highgate.

articolo tratto da: www.diarioinviaggio.it

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Memorial day una giornata per ricordare i caduti

Gli Stati Uniti si fermano per ricordare i soldati morti per difendere la patria.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama,partecipando alla cerimonia svoltasi al cimitero di Arlington ha ricordato ieri, 30 maggio, i caduti di tutte le guerre in cui l’esercito degli Stati Uniti è stato coinvolto.cimitero-arlington

Il cimitero di Arlington, in Virginia, è il più famoso cimitero degli Stati Uniti dove è sepolto, fra gli altri, anche l’ex presidente John Fitzgerald Kennedy.

Negli Stati Uniti infatti l’ultimo lunedì di maggio si festeggia il Memorial Day, festa nazionale per ricordare i caduti in guerra in difesa della nazione. Una giornata in cui l’America si ferma: da Wall Street alle scuole, fino agli uffici, tutto resta chiuso e gli americani festeggiano così il primo weekend dell’estate.

cimitero-nazionale-arlingtonUna tradizione cominciata nel 1866, alla fine della Guerra Civile, e denominata Decoration Day dal 1868, un nome che derivava dall’usanza di decorare con i fiori le tombe dei soldati. Nel 1882 il nome della giornata fu cambiato in Memorial Day e dopo la seconda guerra mondiale si iniziò a celebrare i caduti di tutte le guerre americane. Fino al 1971 si festeggiava il 30 maggio, poi il Congresso spostò la data all’ultimo lunedì del mese di maggio.

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Cimitero Allegro di Sapanta, Romania

Una risata vi seppellirà: il Cimitirul Vesel è sicuramente il luogo di sepoltura più bizzarro che vi possa mai capitare di incontrare.

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Non c’è spazio per la tristezza da queste parti: qui le tombe sono colorate e arricchite da decorazioni vivaci. Ma non è l’unica cosa a farci sorridere: le varie lapidi sono incise con epitaffi umoristici sulla morte dei loro proprietari. E accompagnate da immagini che ne rappresentano la loro vita, i loro hobby, le loro passioni e persino il momento della loro morte.

Il Cimitero Allegro di Sapalta è opera di uno scultore, Stan Ioan Patraş, che nel 1934 decise di intagliarsi la propria tomba nel legno. E lo spirito comico con cui lo fece lo ispirò talmente tanto da proseguire nell’opera con altre croci.sapantaa2

Il cimitero ha continuato a crescere con il suo umore positivo anche durante gli anni della guerra e del regime comunista. E tutt’oggi segue le orme del suo autore, ormai defunto, contando un totale di 800 tombe. Nonostante le apparenze, questo luogo è meno paradossale di quanto si possa pensare. La cultura rumena ha un atteggiamento molto ottimista nei confronti della morte: un retaggio degli antichi Daci, che credevano nell’immortalità dell’anima e nel passaggio a una vita migliore.