L’evoluzione dei cimiteri cristiani nei secoli

L’evoluzione dei cimiteri cristiani nei secoli

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L’evoluzione dei cimiteri cristiani nei secoli

Per i primi cristiani dare sepoltura ad un defunto era innanzitutto un dovere. A differenza dei romani che inumavano o incenerivano i corpi, i cristiani inumavano soltanto. Tale uso è rimasto invariato nei secoli fino a che Papa Paolo VI, nel 1964, specificò che la cremazione non è illecita, purché non applicata in dispregio della fede.

Un uso antico dei fedeli fu quello di scavare fosse molto profonde, nelle quali si deponeva un cadavere sopra l’altro separati da una lapide, oppure fosse molto larghe in cui si deponeva un morto accanto all’altro.
Le primissime sepolture riguardarono gli apostoli Pietro e Paolo. Pietro, ucciso verso il 67, fu sepolto sul pendio del colle Vaticano, Paolo ai margini della via Ostiense. Mancavano ancora dei veri e propri cimiteri cristiani.

Pian piano le tombe divennero luoghi di ritrovo, soprattutto se in esse era stato deposto un martire.
A causa delle sempre più numerose conversioni al cristianesimo ed anche per il desiderio di essere seppelliti più vicino possibile ai martiri, fu necessario predisporre un’area per la sepoltura: il cimitero. Questo desiderio nasceva anche dall’idea che, il martire avendo già raggiunto Dio, poteva intercedere per gli altri defunti al fine di ottenere la stessa beatitudine.

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I più famosi cimiteri sono le catacombe. La parola “catacomba” nacque casualmente a Roma. Sulla Via Appia antica vi era una località chiamata “Catacumbas”, perché in quel punto il terreno si avvallava. Proprio lì sorse il cimitero di San Sebastiano, così il termine “catacomba” si estese a tanti cimiteri.

Le catacombe sorsero nel II secolo e furono ampliate nel III da professionisti chiamati “fossores” o “scavatori”. Essi sfruttarono terreni adatti, generalmente di tufo, che consentissero uno scavo agevole ed una tenuta sicura. Utilizzarono pozzi già esistenti per intagliare le scale d’accesso che consentivano alle gallerie di essere parzialmente areate ed illuminate, ma anche per portare in superficie il materiale scavato. Le gallerie delle catacombe romane formarono una rete sotterranea di oltre 200 Km.

Le tombe erano delle cavità intagliate nelle pareti delle gallerie (loculi), in cui veniva adagiato il corpo del defunto avvolto in un lenzuolo di lino. L’apertura si chiudeva con mattoni e pietre di marmo, su cui si incidevano delle iscrizioni o segni di riconoscimento. Le gallerie si illuminavano con lampade ad olio.
Oltre ai loculi vi erano i “cubicula” per intere famiglie. In questo caso i loculi furono intagliati nelle pareti delle stanza o sul pavimento e si corredavano di affreschi e iscrizioni.

Tombe ancora più elaborate furono le “arcosolia”, cavità a forma di sarcofago sormontate da nicchie a forma di arco. A seconda delle possibilità del defunto si utilizzavano sarcofagi di marmo o terracotta.
domitilla_bigInizialmente ,i cristiani, fecero costruire accanto alle tombe una cella per i banchetti funebri, da celebrare negli anniversari dei defunti. Il banchetto veniva chiamato “refrigerium”. Attraverso esso si onorava la memoria del defunto e si cercava di ottenere loro intercessione presso Dio. I Vescovi proibirono quest’uso. Col tempo il “refrigerium” fu soppresso e rimase solo la celebrazione dell’Eucaristia. La cella alcune volte fu ingrandita divenendo una vera e propria Basilica, oppure fu incorporata in una chiesa cimiteriale più grande.
Le catacombe funzionarono come cimiteri regolari fino all’inizio del V secolo, quando la Chiesa ritornò a seppellire esclusivamente sulla terra o nelle basiliche dedicate a martiri importanti.

Con l’invasione dei barbari ,i quali saccheggiarono anche le catacombe, i Papi decisero, verso la fine dell’VIII secolo, di trasferire le reliquie dei santi e dei martiri nelle chiese di città, per motivi di sicurezza.

Fino ad alcuni secoli fa’ persistette l’uso di seppellire i cristiani sotto le Chiese. La Chiesa stessa oggi vieta tale uso, demandando ai cimiteri della città tale prerogativa, come prescrive la legge italiana.