FILOSOFIA DELLA CREMAZIONE

FILOSOFIA DELLA CREMAZIONE

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FILOSOFIA DELLA CREMAZIONE

La cremazione è un rito antichissimo, ma è ragionevole pensare che le motivazioni che ne sostengono l’idea non si siano poi così tanto modificate nel tempo.

Ognuno, ovviamente, ha le proprie trattandosi di una scelta intimistica: ma volendo provare ad identificare quelle che ci appaiono più ricorrenti potremmo dire che la cremazione è scelta perché:
• si vuole evitare il lento processo biologico degenerativo della decomposizione;
• per motivi igienici, civici od estetici;
• c’è sempre una atavica incontrollabile paura di essere sepolti vivi;
• non piace o viene addirittura rifiutato il culto dei cimiteri e dei sepolcri come inteso oggi con tanto carico di conformismo;
• si vuole diversità anche nella morte e dopo di essa;
• la cremazione si propone con valori di nobiltà che aiutano le persone a prepararsi meglio alla perdita di chi si ama ed al proprio trapasso.
Quando poi alla cremazione segue la dispersione delle ceneri, si vedono emergere altri valori:
• il rifiuto totale del cimitero e del suo carico ,a volte cupo, di tradizioni
• il desiderio di un ultimo definitivo segno d’affetto (farsi disperdere in un luogo legato a cari ricordi) o estetico (luoghi di grande bellezza naturale o di suggestione storica)
• l’aspirazione di tipo metafisico ad un ricongiungimento globalizzante con la natura (la dispersione nel vento…)

Nel romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, di Milan Kundera, la protagonista chiede di essere cremata e poi le ceneri disperse per morire “sotto il segno della leggerezza” e non, come i suoi amici inumati, sotto il segno della pesantezza. L’Autore Kundera commenta: “Essa sarà più leggera dell’aria dato che, come insegna Parmenide – filosofo greco del V secolo a.c. – il fuoco è la trasformazione del negativo in positivo”.

ARTICOLO TRATTO DA : www.socremmilano.it