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Dopo la morte restiamo coscienti per un breve periodo: ecco cosa fa il nostro cervello appena dopo la morte

Cosa accade dopo la morte? Secondo una recente scoperta ognuno di noi saprebbe di essere morto anche dopo la morte.

O almeno per un breve periodo di tempo. Gli scienziati avrebbero infatti scoperto che il cervello continua a funzionare anche dopo che il cuore smette definitivamente di battere.

Dunque, secondo una recente ricerca, poco tempo dopo che il battito si arresta l’attività cerebrale continua a farci avere coscienza di noi stessi. La sensazione che si prova potrebbe essere quella di sentirsi ‘intrappolati’ all’interno del proprio corpo ormai privo di vita mentre il cervello è ancora funzionante. Così il dottor Sam Parnia ha spiegato il meccanismo di ‘passaggio’ tra la vita e la morte, dopo averlo analizzato insieme al suo team della Stony Brook University School of Medicine di New York.

Gli scienziati hanno preso in esame le funzioni cerebrali dopo che una persona entra in arresto cardiaco. L’obiettivo primario della ricerca è quello di migliorare la qualità della rianimazione e prevenire le lesioni cerebrali mentre si riavvia il cuore di un paziente.

Secondo quanto appurato, dunque, quando il battito cardiaco si ferma la corteccia cerebrale, ovvero la parte ‘pensante’ del nostro cervello, rallenta in maniera graduale e le cellule cerebrali riescono a restare attive per alcune ore.

Articolo tratto da www.meteoweb.eu

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Cos’è la morte apparente chiamata anche sindrome di Lazzaro

La morte apparente è una delle maggiori paure per ogni persona.

Si teme di essere dichiarati morti per poi risvegliarsi in una bara senza via d’uscita. Fortunatamente i casi di persone che si sono risvegliate dalla morte non sono molti e soprattutto in quasi tutti i casi non hanno avuto effetti tragici, ed ora hanno la possibilità di continuare la loro vita con i propri cari.

Come fa intuire la sua stessa definizione, si tratta di situazioni in cui una persona sembra essere morta, e le sue funzioni fisiologiche sembrerebbero confermarlo.
Nello specifico, si parla di casi in cui il soggetto
1. non ha battito cardiaco percepibile;
2. alla prova dello specchietto (una superficie riflettente e lucida messa sotto le narici) non reagisce;
3. il suo corpo è svigorito;
4. la temperatura corporea si abbassa sotto i 24°;
5. non ci sono riflessi né movimenti respiratori.

Può accadere che una persona si trovi in questo stato, ma non sia realmente morta: può essere a seguito di una sincope, di una folgorazione oppure a causa di aritmia ipocinetica.

Qualcuno la chiama anche “sindrome di Lazzaro”: un’interruzione momentanea delle funzioni vitali, che però dura solo per breve tempo. Per questo è invalso l’uso di tenere un defunto in osservazione per 48 ore, proprio per scongiurare il pericolo di inumazioni premature.

Eclatante Il caso Colombiano di una donna “resuscita” poco prima di essere sepolta. Gli addetti delle pompe funebri della città colombiana di Cali hanno avuto uno shock, quando una donna di 45 anni, dichiarata clinicamente morta dai medici, ha improvvisamente iniziato a respirare e a muoversi, mentre veniva preparata per la sepoltura.

Gli strumenti medici non rilevavano più sulla paziente né la pressione arteriosa, né la frequenza cardiaca, secondo Miguel Angel Saavedra, un medico della clinica dove la donna era stata ricoverata. Il personale medico così ha firmato il certificato di morte. Si è trattato della “sindrome di Lazzaro”, secondo i medici di quell’ospedale. La donna in realtà era morta, ma ha poi cominciato a respirare di nuovo e a fare dei movimenti. Successivamente la donna venne riportata all’ospedale dove purtroppo entrò in coma.
Cause della morte apparente non sono state ancora definite, vi sono solo teorie a riguardo. Una di queste teorie si basa sull’accumulo di pressione all’interno del torace in conseguenza delle manovre di rianimazione.
Oltre alla teoria sull’accumulo di pressione all’interno del torace in conseguenza delle manovre di rianimazione, vi sono altre teorie che sembrerebbero spiegare la sindrome di Lazzaro.

Le maggiori teorie considerano come principali fattori l’iperpotassiemia e l’utilizzo di alte dosi di adrenalina, tuttavia la scienza è ancora lontana dal trovare una spiegazione veramente valida.

articolo tratto da: www.luttoememoria.it