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2 Novembre. Il “giorno dei morti”: ecco come pregare per i defunti

di Riccardo Maccioni

Il mese di novembre è tradizionalmente legato alla commemorazione dei defunti. Anche chi non è solito frequentarli durante il resto dell’anno, va al cimitero, prega con più intensità per i cari già passati all’altra vita, programma Messe in loro suffragio. Succede soprattutto il 2 novembre, non a caso nella dicitura popolare il “giorno dei morti”. In realtà la Chiesa ricorda in ogni Eucaristia chi ci ha già preceduti nell’incontro con il Signore ma in questo periodo la loro memoria è più forte e sentita.

Perché si prega per i defunti?

Sembra un paradosso ma non lo è per niente. Si prega per i morti per celebrare la vita, perché li si crede vivi nel Signore, per accompagnarli nel cammino di avvicinamento a Lui. Con la preghiera infatti si aiutano le anime alle prese con un itinerario di purificazione. Parliamo del Purgatorio che il Compendio del Catechismo al numero 210 definisce «lo stato di quanti muoiono nell’amicizia di Dio, ma, benché sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per entrare nella beatitudine celeste». E il numero successivo aggiunge: «In virtù della comunione dei santi, i fedeli ancora pellegrini sulla terra possono aiutare le anime del purgatorio offrendo per loro preghiere di suffragio, in particolare il Sacrificio eucaristico, ma anche elemosine, indulgenze e opere di penitenza». Tuttavia al di là di queste motivazioni teologiche alla base della commemorazioni dei defunti ci sono anche ragioni spirituali al limite dello psicologico. Pregare per i morti vuol dire infatti credere che esiste una vita oltre a questa, che incontreremo il Signore, che esiste un legame diretto tra la terra e il cielo. Ma è anche un modo per sentire più vicine le persone che abbiamo amato, per ringraziarle di esserci state, per imparare dal ricordo della loro esistenze, quello che il Signore vuole insegnarci.

Opere di misericordia

La Chiesa cattolica chiede esplicitamente di commemorare i defunti. L’ultima opera di misericordia spirituale invita infatti a “pregare per i vivi e per i morti” collegandosi direttamente a quella corporale di “seppellire i morti”. «La Chiesa – disse papa Francesco durante l’udienza generale del 30 novembre 2016 – prega per i defunti in modo particolare durante la Santa Messa. Dice il sacerdote: “Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli, che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace. Dona loro, Signore, e a tutti quelli che riposano in Cristo, la beatitudine, la luce e la pace” (Canone romano). Un ricordo semplice, efficace, carico di significato, perché affida i nostri cari alla misericordia di Dio. Preghiamo con speranza cristiana che siano con Lui in paradiso, nell’attesa di ritrovarci insieme in quel mistero di amore che non comprendiamo, ma che sappiamo essere vero perché è una promessa che Gesù ha fatto. Tutti risusciteremo e tutti rimarremo per sempre con Gesù, con Lui».

Il 2 novembre

Da sempre, pur con modi e sfumature diverse, tutti i popoli ricordano e pregano per i defunti. Nella Chiesa la loro commemorazione è presente sin dal IX secolo ma già circa duecento anni prima nei monasteri un giorno all’anno era specificamente dedicato a questa celebrazione. Quanto alla scelta del 2 novembre, la storia ci riporta all’anno 928. Fu allora che l’abate benedettino Odilone invitò tutti i monaci dell’Ordine cluniacense a optare per quella data. Alla base il racconto che gli fece un confratello tornato dalla Terra Santa. A Odilone, da sempre molto attento alle anime del Purgatorio cui dedicava preghiere e sacrifici, il monaco raccontò che, a seguito di un naufragio sulle coste siciliane vi incontrò un eremita, che gli disse sentire spesso le voci sofferenti delle anime del Purgatorio e insieme le grida dei demoni che gridavano proprio contro di lui, l’abate Odilone. La tradizione delle commemorazione dei defunti venne poi ufficialmente fatta propria dall’intera Chiesa di Roma nel 1311.

Le preghiere

Sono tanti naturalmente i religiosi e i mistici che hanno guardato ai defunti. Il servita padre David Maria Turoldo, in una sua preghiera-poesia chiede il dono di comprendere meglio, attraverso di loro, il mistero della vita.

 

«Non ti chiediamo, Signore
di risuscitare i nostri morti,
ti chiediamo di capire la loro morte
e di credere che tu sei il Risorto:
questo ci basti per sapere
che, pure se morti, viviamo
e che non soggiaceremo
alla morte per sempre. Amen».

Pensa con fiducia alla vita che ci attende invece il poeta bengalese Rabindranath Tagore:

 

«Un giorno dopo l’altro,
o Signore della mia vita,
starò davanti a te a faccia a faccia.
A mani giunte,
o signore di tutti i mondi,
starò davanti a te a faccia a faccia.
Sotto il grande cielo
in solitudine e silenzio,
con cuore umile
starò davanti a te a faccia a faccia.
In questo tuo mondo operoso,
nel tumulto del lavoro e della lotta,
tra la folla che s’affretta,
starò davanti a te a faccia a faccia.
E quando il mio lavoro in questo mondo
sarà compiuto, o Re dei re,
solo e senza parole,
starò davanti a te a faccia a faccia».

Dal canto suo sant’Ambrogio mette al centro della sua invocazione il legame che unisce i vivi e i morti:

 

«Signore Dio,
non possiamo sperare per gli altri
più di quanto si desidera per se stessi.
Per questo io ti supplico: non separarmi
dopo la morte
da coloro che ho così teneramente amato sulla terra.
Fà o Signore, ti supplico
che là dove sono io gli altri si trovino con me,
affinché lassù possa rallegrarmi della loro presenza,
dato che ne fui così presto privato sulla terra.
Ti imploro Dio sovrano,
affrettati ad accogliere
questi figli diletti nel seno della vita.
Al posto della loro vita terrena così breve,
concedi loro di possedere la felicità eterna».

articolo tratto da AVVENIRE

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Le tombe di Arlington addobbate con delle ghirlande in occasione di una giornata speciale in memoria dei veterani, inaugurata nel 1992 proprio ad Arlington. (AP Photo/Jose Luis Magana)

Il cimitero di Arlington è pieno

Il più famoso cimitero militare del mondo accoglie ogni anno 7 mila nuove salme, e si sta pensando come ridurle: ma non è facile

 

Il cimitero nazionale di Arlington è il più grande e famoso cimitero militare degli Stati Uniti: si trova in Virginia, sull’altra sponda del fiume Potomac rispetto a Washington D.C., esattamente davanti al Lincoln Memorial. Esiste dai tempi della guerra di secessione e sorse in origine a fianco della casa di Robert Edward Lee, lo storico generale sudista. Ha una superficie di circa 2,5 chilometri quadrati e oggi ospita circa 420mila tombe, per la grande maggioranza uguali: lapidi bianche, spoglie e sobrie. Il cimitero di Arlington è un’istituzione ed è il posto dove vogliono farsi seppellire moltissimi militari americani, ma ha un problema: è troppo pieno.

Ogni anno, infatti, vengono sepolti ad Arlington circa 7mila nuovi soldati, o loro familiari. Di questo passo entro 25 anni tutto il terreno disponibile sarà occupato, mettendo fine a una delle più sentite tradizioni dell’esercito degli Stati Uniti. Per questo si sta discutendo di come fare: cambiare i criteri per poter essere seppelliti ad Arlington, oppure continuare con gli attuali e allestire nel frattempo un nuovo cimitero. Quello di Arlington, ovviamente, non è l’unico cimitero militare negli Stati Uniti: ce ne sono 135 soltanto tra quelli gestiti direttamente dal Dipartimento per i Reduci di guerra, anche se meno famosi. Arlington è oggi una specie di museo – ci sono anche le tombe dei Kennedy – visitato anche da turisti e da chi in generale non ha legami con l’esercito.
Il dibattito sui criteri per essere sepolti ad Arlington è un po’ spinoso, perché coinvolge i principi fondamentali sui quali fu fondato, e che lo hanno reso quello che è oggi: e cioè che tutti i soldati sepolti sono uguali, e hanno pari dignità in quanto hanno servito il proprio paese. Attualmente, i criteri per esservi sepolti sono già più restrittivi di quelli della maggior parte dei cimiteri militari americani, e lo sono ancora di più per le tombe nella terra, rispetto a quelle nel grande colombario del cimitero. Ma possono comunque chiedere un posto ad Arlington una gran parte delle persone che hanno prestato servizio nell’esercito abbastanza a lungo da poter ottenere la pensione, da quelle ferite o morte in combattimento, a quelle premiate per il valore e ai prigionieri di guerra, alle loro mogli, mariti o figli.

La proposta più radicale è restringere ulteriormente questi criteri, così che possano essere sepolti ad Arlington soltanto i soldati morti in servizio, oppure quelli che hanno ricevuto la Medaglia d’Onore, il più alto riconoscimento militare. In questo modo ad Arlington verrebbero sepolti ogni anno meno soldati di quanti oggi ne vengano sepolti in una settimana. Per provare a risolvere il problema, l’esercito sta conducendo dei sondaggi sul destino di Arlington: andranno avanti tutta l’estate, e saranno poi elaborati in una serie di suggerimenti.

Quando il cimitero di Arlington esisteva da poco, non era un posto molto ambito, anzi: ci venivano sepolti i soldati di quelle famiglie che non potevano permettersi di riportare a casa la salma. Fu fondato quando i cimiteri di Washington non bastarono più per le migliaia di morti della guerra di secessione, vicino alla casa del generale Lee, che avendo scelto di combattere con l’esercito Confederato era considerato un traditore. Le cose cambiarono quando importanti e amati ufficiali dell’esercito unionista decisero di farsi seppellire lì, in mezzo ai loro soldati. Dopo la Prima guerra mondiale, poi, fu eretta una grande tomba per i militi ignoti, che praticamente ogni anno viene visitata dal presidente degli Stati Uniti.

Oggi, tra quelli sepolti ad Arlington, ci sono il primo esploratore che mappò il Grand Canyon, la prima persona morta in un incidente aereo, il primo astronauta morto durante un viaggio spaziale, il medico che inventò il vaccino per la polio, e altri soldati diventati illustri per vari motivi, ma che per la maggior parte, se le nuove regole entrassero in vigore, non potrebbero più essere sepolti lì. E poi ci sono due presidenti, William Howard Taft e John F. Kennedy, oltre che i suoi due fratelli e senatori Robert ed Edward.
John Towles, un dirigente dell’associazione dei Veterani delle Guerre all’Estero, ha spiegato al New York Times di essere contrario alle nuove restrizioni, perché vanno contro quanto promesso a generazioni intere di veterani. «Lasciamo che Arlington si riempia di persone che hanno servito il proprio paese. Possiamo creare un nuovo cimitero nel frattempo, e sarà altrettanto speciale».
Già da tempo Arlington ha preso alcune decisioni per occupare meno spazio: i familiari, per esempio, non sono più sepolti uno accanto all’altro ma in una stessa tomba, più profonda. Le sezioni con le ceneri dei corpi cremati ora hanno lapidi più ravvicinate.
Secondo i primi sondaggi, l’opinione pubblica è favorevole a dare la priorità ai soldati morti in combattimento o a quelli premiati per il valore. Ma, ha spiegato il New York Times, in questo modo sarebbero esclusi alcuni soldati ora sepolti ad Arlington che innegabilmente se lo sono meritati. Tipo Joseph McLachlan, un colonnello e pilota che combatté nello sbarco in Normandia, e il cui aereo fu abbattuto. Ferito, si mise in salvo attraversando le linee nemiche, e dopo la guerra partecipò ad oltre 100 missioni. Ricevette varie medaglie ma non quella d’Onore, e morì nel 2005. «Il mio Joe era un uomo straordinario. Molto coraggioso, molto gentile. Non sono sicura sia giusto escludere persone come lui. Erano sotto al fuoco nemico, anche se sono sopravvissuti. Essere sepolto qui, con i suoi amici, era molto importante per lui. È davvero un dilemma», ha detto al New York Times sua moglie Nadine McLachlan.

Da www.ilpost.it

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Comune di Legnano: approvato il piano regolatore cimiteriale.

Il 26 gennaio 2015 il consiglio comunale di Legnano ha approvato il nuovo piano cimiteriale. Un documento in cui viene proposta una analisi dell’andamento medio della mortalità con adeguata proiezione e la ricettività delle strutture esistenti, con distinzione tra i sistemi di sepoltura.

Regione Lombardia, infatti, con proprio regolamento (n. 6 del 12/11/2004 art. 6, art. 7, art. 8) ha previsto l’obbligo di pianificare sia gli ampliamenti che le nuove costruzioni di cimiteri seguendo criteri precisi.

Una novità rilevante stabilita da Comune di Legnano è la previsione del “giardino delle Rimembranze”, un’area verde adibita alla dispersione delle ceneri.

A Legnano sarà creato all’interno del Cimitero Parco, in un’area di circa 100 metri quadrati ad ovest del Campo San Paolo, vicino alle strutture adibite ad ossari e cinerari.

Il piano cimiteriale presenta anche un’analisi dei decessi che interessano il comune di Legnano. Negli ultimi 13 anni i morti sono aumentati da 1049 a 1151.

A fronte di un aumento della popolazione residente, da 53809 a 60269, i nati sono aumentati passando da 481 a 517; i morti sono aumentati di poco 505 a 554. Il tasso di natalità nel 2002 era di 8.94, nel 2014 di 8.58 per mille, mentre tasso di mortalità è, rispettivamente, di 9.39 e 9.19 per mille.