LA TANATOPRASSI UN RITO ANTICO

LA TANATOPRASSI UN RITO ANTICO

1832

Un rito antico : LA TANATOPRASSI

L’uomo evita accuratamente di parlare della morte e, ancora di più, di tutti i problemi ad essa correlati.

Ecco perché la tanatoprassi è ancora poco conosciuta, benché venga praticata, in varie forme, in molti paesi.

“La Tanatoprassi (dal greco thanatos: genio della morte, e praxein: manipolare, trattare) viene definita come l’insieme delle cure fornite al morto, di cui l’imbalsamazione è soltanto una delle sue forme storiche” (Enciclopedia Larousse, 1981).

ASPETTI STORICI

Fin dagli albori della civiltà, gli uomini hanno sempre cercato di preservare i loro morti da ogni sudiciume organico.

Oltre alle imbalsamazioni degli Egiziani e dei Guanches, sono stati utilizzati molti altri metodi, indipendentemente dalla razza, dalla religione e dal clima. Infatti, sono stati ritrovati, in Africa ed in Asia, dei corpi collocati dentro a cavità riempite di catrame, bitume, carbone di legna o con altri prodotti ritenuti dei conservanti.

In America Centrale ed in Perù, sono stati scoperti alcuni cadaveri mummificati, sepolti in immense giare, riempite senza alcun dubbio di erbe, o di sale vegetale; tali giare erano state poste dentro a grotte in cui l’aria era particolarmente secca e salubre, a temperatura costante. Le giare erano state scelte proprio per la loro forma, che obbligava a posizionare il corpo raggomitolato su sé stesso, ricordando la posizione fetale e simbolizzando così la nascita, la Morte e anche… il viaggio.
L’imbalsamazione egizia prevedeva innanzitutto l’eviscerazione e poi la macerazione più o meno lunga del cadavere in un bagno di natron e salamoia. Le tecniche utilizzate variavano secondo gli usi e le possibilità delle famiglie.

È importante sottolineare che il risultato voluto era quello della mummificazione del cadavere, cioè della sua conservazione eterna, e questo per uno scopo essenzialmente metafisico legato, nella maggior parte dei casi, alle credenze nella metempsicosi. Bisogna aggiungere, comunque, che anche l’igiene era, pur se in misura minore, una delle ragioni dell’imbalsamazione praticata su tutti i defunti. L’Egitto sembra quindi avere inventato la conservazione in asepsi e l’eccellenza dei suoi metodi ha fatto sì che i principi da esso utilizzati venissero ripresi anche nelle tanatoprassi moderne.

Notiamo la grande cura dedicata ai morti anche dagli Ebrei, in Palestina, ai tempi di Gesù. In precedenza, Mosé ed il suo popolo, durante la loro permanenza in Egitto, avevano imparato la tecnica antica degli abitanti del luogo. E’ scritto nella Genesi che Giuseppe fece mummificare suo padre Giacobbe e che l’operazione durò 40 giorni. La Grecia omerica, più semplicemente, riservava al corpo una bella presentazione sul letto di parata dopo averlo accuratamente lavato e cinto di liquidi odoriferi. Il corpo d’Achille venne infatti esposto per 17 giorni dopo essere stato sottoposto ad una imbalsamazione piuttosto approssimativa.

Tali metodi hanno continuato ad essere utilizzati per lungo tempo anche dai Re di Sparta e, successivamente, dai Romani. I corpi dei Re di Francia venivano tutti imbalsamati, con risultati più o meno buoni, da chimici o da farmacisti, e ritroviamo le loro spoglie nella Basilica di Saint-Denis. Nel grande sepolcro dei Cappuccini, vicino a Palermo, la morte si fa gentile, non spaventa la vista, né disturba con il suo odore. Si scoprono con stupore dei cadaveri mummificati, addirittura “pietrificati”, dai visi quasi di cartone, sbiaditi, polverosi, ma ancora espressivi e saggiamente allineati per l’eternità.

Poi, arriviamo al XIX secolo, con la comparsa di un metodo totalmente diverso dalla tecnica precedente, utilizzato per la prima volta dal medico olandese Ruysche, che consisteva nella iniezione nel sistema vascolare di una soluzione conservativa; era infatti abbastanza recente la scoperta della circolazione ematica. Successivamente, dato che lo scopo ricercato non era più lo stesso poiché i corpi venivano trattati per avere una durata temporanea e non più eterna, fu un francese, Jean-Nicolas Gannal (1791-1852), Ufficiale dell’Esercito, chimico e inventore, dalle idee eccentriche per la sua epoca, a mettere a punto un nuovo procedimento, che denominò ovviamente: “Procedimento Gannal”.

Eseguì, così, la conservazione di defunti famosi, quali il figlio del Re Luigi-Filippo, il Maresciallo di Marmont, … Napoleone è stato sicuramente trattato con gli stessi metodi dal suo medico Autommarchi, che conosceva il procedimento Gannal. Il procedimento Gannal sarebbe senza dubbio scomparso se un americano, il dottor Holmes, con l’aiuto di un allievo di Gannal, non avesse divulgato questo nuovo trattamento durante la Guerra di Secessione.

Questo metodo di conservazione consentì infatti di rimpatriare i cadaveri dei militari uccisi in combattimento e di poter presentare più degnamente le loro spoglie alle famiglie. Fin dall’inizio del Secolo, troviamo la presenza di scuole di tanatoprassi e, già dalla Prima Guerra Mondiale, essa divenne una pratica diffusa prima negli Stati Uniti, poi nel Canada inglese e nella provincia francese del Québec. Nel 1927, alcuni professionisti britannici scoprirono nell’Ontario questo nuovo metodo e ne compresero ben presto tutti i vantaggi.

Fino ad allora, in Gran Bretagna, i morti venivano conservati mediante applicazioni di ghiaccio carbonico che furono quindi sostituite dalla tanatoprassi, diffusasi quindi molto rapidamente a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Nacquero così delle scuole specializzate ed in particolare un Istituto che ebbe il compito di armonizzarne il programma scolastico e di rilasciare un diploma dopo il superamento di un esame nazionale. Nel 1960, tre francesi, tra cui una donna, partirono per un periodo di formazione in Inghilterra o negli Stati Uniti.

Al loro rientro, cominciarono ad eseguire i primi trattamenti che, con la sorpresa di molti, si rivelarono molto apprezzati dalle famiglie colpite dalla dipartita di un loro caro. Ma quanti ostacoli bisognava superare, quante reticenze combattere, quanti muri abbattere per raggiungere lo scopo…!

Nel 1963 si sentì la necessità di istituire un organismo incaricato di controllare le varie formazioni dei tanatoprattori all’estero e di sviluppare, nei Servizi Pubblici e presso il pubblico in generale, questo nuovo modo di trattare i morti in maniera decente: nacque, così, l’Istituto Francese di Tanatoprassi (I.F.T.).

Questi nuovi procedimenti, ritenuti rivoluzionari a quel tempo, cominciarono ad prendere piede e, nel 1968, diventò indispensabile garantire la formazione dei candidati in Francia e non più all’estero. L’Istituto Francese creò dunque la sua Scuola, seguita nel 1973 dalla Scuola Francese per le Cure e le Scienze Mortuarie (E.F.S.S.M.)

ASPETTI SOCIOLOGICI, ECOLOGICI E PSICOLOGICI

Con l’inizio dell’era industriale, nei comportamenti socio-familiari si è verificata una notevole mutazione dovuta sicuramente alla sostituzione della famiglia tradizionale, ramificata e numerosa, con la famiglia più ristretta, limitata a genitori e figli e, talvolta, nonni. Di qui, lo sconvolgimento, accompagnato da una separazione, un allontanamento e una semplificazione progressivi, dei riti seguiti dalla famiglia, in cui quello del funerale occupava un posto considerevole e manteneva dei legami profondi.

In ogni famiglia, in ogni gruppo sociale, una persona caritatevole e devota effettuava la pulizia e la sistemazione del defunto, lo vestiva, lo presentava agli sguardi dei familiari e dei vicini.

Il corpo veniva spesso isolato in una stanza non riscaldata mentre ora, in abitazioni di piccole dimensioni, calde d’estate ed eccessivamente riscaldate d’inverno, i familiari non potrebbero permanere intorno alle spoglie mortali del loro caro se non ci fossero i trattamenti di conservazione.

L’immagine serena di un corpo contribuisce ad alleviare il dolore dei familiari e ad attenuare lo choc brutale della separazione.
Il piccolo contributo che la tanatoprassi dà nel lenire tale dolore è indice di un sentimento elevato e bisogna sempre tenere ben a mente che la Morte di qualsiasi essere umano riguarda tutti gli uomini, senza eccezioni