Fine vita, testamento biologico, Eutanasia

Fine vita, testamento biologico, Eutanasia

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Fine vita, testamento biologico, Eutanasia 

Senza entrare nel merito della questione che appare molto delicata e che non è possibile liquidare con qualche parere più o meno autorevole, ci sono alcuni dati veramente significativi che, a livello di cronaca, appare corretto evidenziare.

È stata l’Olanda, il primo aprile del 2002, a legalizzare – primo Paese al mondo – l’eutanasia diretta, seguita a pochi mesi di distanza proprio dal Belgio che, nel settembre dello stesso anno, autorizzò dopo un acceso dibattito il suicidio assistito. Da allora, secondo dati della Società reale di medicina olandese, circa 4.000 persone l’anno sono state aiutate a morire: in particolare malati terminali di tumore, ma anche pazienti colpiti dalla malattia di Alzheimer in stadio avanzato.

Nel vicino Lussemburgo, nel marzo del 2009 è stata legalizzata l’eutanasia che vale tuttavia solo per adulti e pazienti in condizioni di salute considerate «senza via d’uscita». Vi sono poi Paesi come la Svizzera che prevede sia l’eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito; o come la Francia, che ha introdotto con la legge Leonetti del 2005 il concetto di diritto al «lasciar morire», che favorisce le cure palliative.

E ancora la Gran Bretagna, dove l’interruzione delle cure a certe condizioni è autorizzata dal 2002 e si è introdotto anche il concetto dell’aiuto al suicidio «per compassione», che dal 2010 è sanzionato in modo meno duro che in passato. LaSvezia ha legalizzato l’eutanasia passiva nel 2010, tollerata anche in Germania e inAustria su richiesta del paziente.

In altri Paesi, come DanimarcaNorvegiaUngheriaSpagna Repubblica Cecaciascun malato può rifiutare le cure o comunque l’accanimento terapeutico, mentre in Portogallo sono condannate eutanasia passiva e attiva ma è consentito a un comitato etico di interrompere le cure in «casi disperati».

Nell’arco breve di quattro anni (2009-2012) sono raddoppiati, addirittura quintuplicati quelli degli italiani.
Si tratta di persone che decidono in autonomia di porre fine alla propria esistenza affidandosi per lo più all’associazione elvetica Exit.

Globalmente nel periodo indicato sono stati 611 i decessi assistiti eseguiti su richiesta di cittadini esteri, oltre la metà riguardano donne. Lo studio condotto dalla ricercatrice Saskia Gauthier dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo indica che le maggiori richieste provengono da cittadini tedeschi (268) e inglesi (126), dunque quasi due terzi del totale. Seguono poi Francia (66), Italia (44), Usa (21), Austria (14), Canada (12) e altri.

In Germania e in Gran Bretagna queste cifre hanno contribuito ad aprire un dibattito sulle cure palliative come deterrente alla pratica dei suicidi assistiti.